Globolla - Sveva Assembri

       

Avertissement : Cette nouvelle est publiée dans le cadre d’un partenariat entre le Decamerone 2020 Scrittori alla finestra initié par Gianmarco Parodi en Italie. Ce projet littéraire participatif réunissant 35 auteurs et dont les benéfices iront à Protection civile italienne est joignable ici : http://www.proimmagine.it/decameron2020/

   

Sveva Assembri, dresse le portrait de Globolla, cité d’un futur proche... l’humanité est devenu une idée, un vieux souvenir. (Traduction française à la suite).  

  

   

GLOBOLLA

  

Anno 2050. A Globolla si vive in bolle che galleggiano sugli oceani.

Sono collegate da una serie di tubi che permettono di spostarsi dalla bolla casa alla bolla scuola alla bolla supermercato o altro. Il nucleo familiare può essere composto da massimo tre persone che possono relazionarsi con le altre solo scrivendo su alcune pareti di vetro che si trovano nei punti di passaggio. Ogni pennarello usato per scrivere viene disinfettato da appositi tecnici, con una tuta sterile e maschere di ultima generazione. Uno per volta si può passare da un corridoio che subito dopo viene vaporizzato e igienizzato. Dopo le ore 18 i corridoi vengono chiusi e chi viene trovato fuori dalla propria casa bolla deve pagare una multa. I vestiti sono di materiale igienizzabile e gli alimenti vengono preparati in atmosfera protetta in appositi edifici. Le bolle possono essere più o meno grandi, con due o più parti aggiuntive sempre collegate tra di loro e mai con i corridoi esterni. A scuola ogni banco è separato dagli altri da pareti di vetro e ogni mezz’ora si viene vaporizzati con il disinfettante. Appena si arriva la mattina si entra in una camera di disinfestazione dove si lasciano i propri abiti e si indossano le divise della scuola che sono tute blu di materiale sicuro. Non si possono avere contatti con gli altri bambini se non tramite le pareti divisorie. Le lezioni vengono eseguite tramite altoparlanti. Le stesse regole valgono al lavoro. La bolla supermercato funziona diversamente. Bisogna fare una richiesta preventiva via computer di tutto quello di cui si ha bisogno e mandarla ai dispensatori di spesa. Questi, in un periodo variabile a seconda dell’urgenza rilasciano, sempre via computer, un codice con cui si può, in un determinato orario, andare a fare la spesa. Un componente della famiglia quindi passa nel corridoio che porta al supermercato, all’entrata si veste con un involucro protettivo totale ed entra. Il carrello è già pronto, si paga tramite carta di credito e si torna a casa. Si entra nell’anticamera della bolla, si aprono gli involucri dei singoli prodotti in maniera sterile, vengono presi poi da un altro componente della famiglia che li sistema in casa. Tutto ciò che non entra in casa viene messo in contenitori per il lavaggio con soluzione al 10% di clorexidina e per il riciclaggio. Questo si fa per qualsiasi cosa che dall’esterno venga a contatto con l’interno della bolla. Gli ospedali funzionano in un modo simile. Si manda una email ai dottori i quali rispondono con una video chiamata. Se il problema non è grave ma gestibile, vengono mandati i farmaci attraverso una sorta di caminetto. Se si necessita un ricovero si hanno due opzioni. Se si può camminare si attende il numero del turno e si reca in ospedale come al supermercato. I bambini piccoli possono essere accompagnati da un genitore, ma dopo i 12 anni bisogna farlo da soli. Se invece non ci si può muovere, si aspetta nell’anticamera della propria casa. Si viene prelevati da una bolla mobile con corridoio preferenziale e, previa disinfezione, si viene portati via e ricoverati. A volte ho desiderato andare in un ospedale perché è l’unico posto oltre casa in cui si ha un rapporto con gli esseri umani. È tutto talmente sterile che non ci sono pareti divisorie o altro. Le persone si parlano, a distanza, ma meglio di niente. Fino a qualche anno fa, quando ero ancora piccolo, si poteva andare da una casa all’altra a trovare amici e parenti, poi c’è stata una fuga non controllata e si sono nuovamente ammalate delle persone. Da lì è iniziato il controllo totale della nostra vita. A volte provo a ricordare le voci delle persone con cui ho parlato davvero e non riesco. Parlo con i miei genitori, ascolto gli altoparlanti, guardo film al computer ma è diverso. Non ci sono animali né in giro né all’interno delle case. Esistono solo quelli prodotti in laboratorio e destinati all’alimentazione umana. Non ci sono giardini né orti, tutto è prodotto artificialmente e serve solo al sostentamento. Nulla di futile, nulla di inutile si può trovare in giro. Solo l’essenziale per la vita. Io sono fortunato perché attraverso i racconti ed i disegni ho conosciuto il mondo di prima. I miei genitori mi hanno raccontato che loro sono nati in un primo ospedale bolla, ma che i nonni spesso descrivevano la vita di prima, su quella che loro chiamavano terra. Per questo motivo posso disegnare i fiori, i giardini, gli animali e tante altre cose. So cosa erano i ristoranti, i cinema e lo stadio. Gli aerei, i treni che adesso prendono vita solo nella mia immaginazione. A volte mi sforzo di pensare alle persone che potevano uscire ed incontrarsi, parlare tra di loro e toccarsi.

Rispetto ad altri conosco molte cose e questo a volte mi fa sentire ancora più solo. L’inizio delle bolle risale a parecchi anni fa ed è stato causato da un piccolo essere quasi invisibile, talmente piccolo che inizialmente nessuno lo prese sul serio ma che sterminò più di metà della popolazione umana.

 

 

Sveva Assembri

Laureata in Medicina Veterinaria all’Università di Parma nel 2001, lavoro attualmente nella mia struttura sita a Bordighera (IM). La lettura è uno dei miei hobby principali, insieme alla corsa su strada. Da due anni circa frequento un corso di scrittura creativa. Da gennaio 2020 ho iniziato a scrivere recensioni per il blog letterario “Natale con gli autori”.

 

 

 

 

GLOBOLLA

  

An 2050. À Globolla, on vit dans des bulles qui flottent sur les océans.

Elles sont reliées par une série de tubes qui permettent de se déplacer de la bulle maison à la bulle école ou à la bulle supermarché ou à une autre encore. Le noyau familial peut être composé au maximum de trois personnes qui peuvent avoir des relations avec les autres seulement en écrivant sur les murs de verre qui se trouvent dans les points de passage. Chaque feutre utilisé pour écrire est désinfecté par des techniciens préposés, habillés de blouses stériles et de masques d’ultime génération. On passe l’un après l’autre dans les couloirs qui sont immédiatement vaporisés et désinfecté ensuite. Après 18 heures, les couloirs sont fermés et celui qui est découvert hors de sa propre maison-bulle doit payer une amende. Les vêtements sont en matières purifiables et les aliments sont préparés en atmosphère protégée dans des endroits dédiés. Les bulles peuvent être plus ou moins grandes, avec une à plusieurs parties, toujours jointes entre elles mais jamais avec un couloir extérieur. À l’école, chaque pupitre est séparé des autres par des parois de verre qui sont, toutes les demi-heures, aspergées avec du désinfectant. Dès que l’on arrive le matin, on entre dans une chambre de désinfection où on doit laisser ses habits et passer les uniformes de l’école qui sont toutes bleues, en matière stérile.  On ne peut avoir de contact avec les autres enfants, sauf à travers les parois de séparation. Les leçons sont transmises par haut-parleurs. Les mêmes règles sont en vigueur au travail. La bulle du supermarché fonctionne différemment. Il faut faire une demande préalable via l’ordinateur pour tout ce dont on a besoin et l’envoyer aux distributeurs d’achats. Un membre de la famille emprunte le corridor qui mène au supermarché, à l’entrée il s’habille d’une enveloppe de protection totale et il entre. Le caddie est déjà prêt, on paie avec la carte de crédit et on rentre à la maison. On entre dans l’antichambre de la bulle, on ouvre les emballages de chaque produit de façon aseptisée, ils sont alors récupérés par un autre membre de la famille qui les range dans la maison. Tout ce qui n’entre pas dans la maison est placé dans des conteneurs pour un lavage avec une solution à 10% de chlorexidine ou pour être recyclé. Cela se fait pour toute chose venue de l’extérieur et qui entre en contact avec l’intérieur de la bulle. Les hôpitaux fonctionnent de façon similaire. On envoie un courriel aux docteurs qui répondent par une vidéo. Si le problème n’est pas grave et gérable, les médicaments sont reçus dans une sorte de petite cheminée. Si on a besoin d’une hospitalisation, on a deux options. Si on peut marcher, on attend son numéro de passage et on se rend à l’hôpital comme pour le supermarché. Les tout-petits peuvent être accompagnés par un parent, mais passé 12 ans on doit le faire seul. Si par contre on ne peut se déplacer, on attend dans l’antichambre de sa bulle. Une bulle mobile vient nous chercher, par un couloir approprié, préalablement désinfecté, et l’on est emmené et interné. Il m’est parfois arrivé de vouloir aller à l’hôpital parce que c’est l’unique endroit en dehors de la maison où l’on a un rapport avec des êtres humains. Tout y est tellement stérile qu’il n’y a pas de parois de séparation ou autre. Les personnes se parlent, à distance mais c’est mieux que rien. Jusqu’à il y a quelques années, quand j’étais encore petit, on pouvait aller d’une maison à une autre pour retrouver parents et amis, et puis il y a une fuite incontrôlée et les gens sont à nouveau tombés malades. C’est là qu’a commencé le contrôle total de notre vie. Parfois, j’essaie de me rappeler la voix des personnes avec lesquelles j’ai parlé en vrai, mais je n’y arrive pas. Je parle avec mes parents, j’écoute les haut-parleurs, je regarde des films sur l’ordinateur, mais c’est différent. Il n’y a pas d’animaux ni autour, ni à l’intérieur des maisons. Il n’y a que ces produits de laboratoire destinés à l’alimentation humaine. Il n’y a ni jardins ni potagers, tout est produit artificiellement et ne sert qu’à se sustenter. Rien de futile, rien d’inutile ne peut se trouver alentour. Juste l’essentiel pour vivre. J’ai de la chance parce qu’à travers les récits et les dessins, j’ai connu le monde d’avant. Mes parents m’ont raconté qu’ils sont nés dans un premier hôpital-bulle mais que les grands-parents décrivaient souvent la vie d’avant, sur ce qu’ils appelaient la terre. C’est pour cela que je peux dessiner des fleurs, des jardins, des animaux et tant d’autres choses. Je sais ce qu’étaient les restaurants, les cinémas et le stade. Mais aussi les avions et les trains qui maintenant ne prennent vie que dans mon imagination. Parfois je m’efforce de penser aux personnes qui pouvaient sortir et se rencontrer, parler entre eux et se toucher.

Par rapport à d’autres, je connais beaucoup de choses et certaines fois cela me fait me sentir plus seul encore. Le début des bulles remonte à de nombreuses années et a été causé par un petit être quasi invisible, tellement petit qu’au début personne ne l’avait pris au sérieux mais qui a exterminé plus de la moitié de la population humaine.

 

(Traduction Bernard Biancarelli)

  

  

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